A StoryTime per parlare di sostenibilità, Europa e futuro

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Radio Storytime Sostenibilità E Futuro Europeo

Ci sono occasioni in cui raccontare il proprio percorso diventa anche un modo per guardarlo da una prospettiva diversa, ritrovando il filo che unisce esperienze, interessi e passioni. Sabato 17 ottobre 2026 ho partecipato a StoryTime di Radio Canale Italia, nella sede di Napoli. È stata un’esperienza che mi è piaciuta molto, un’occasione per raccontare qualcosa di me, delle attività che porto avanti e dei temi che mi stanno particolarmente a cuore.

Al centro della conversazione c’era l’educazione alla sostenibilità, ma parlare di questo argomento mi ha permesso di ripercorrere anche alcune esperienze che hanno contribuito a costruire il mio modo di vedere le cose. E mi sono resa conto, ancora una volta, di quanto percorsi apparentemente diversi possano essere collegati tra loro.

Dalle esperienze internazionali all’impegno associativo

Durante l’intervista ho parlato di AIESEC, un’organizzazione che ha avuto un ruolo importante nella mia formazione e nel mio percorso personale. AIESEC mi ha permesso di avvicinarmi alla dimensione internazionale, di confrontarmi con persone provenienti da culture differenti e di scoprire il valore della leadership, della collaborazione e dell’apprendimento attraverso l’esperienza.

Questo legame non si è interrotto con la conclusione di quell’esperienza, ma che continua attraverso il mio impegno in AIESEC Alumni Europe. Credo molto nel valore delle comunità internazionali, nella possibilità di mantenere vive le relazioni e di continuare a costruire occasioni di incontro, scambio e collaborazione anche a distanza di anni. In fondo, una parte importante di ciò che impariamo nasce proprio dalle persone che incontriamo e dalle prospettive diverse con le quali entriamo in contatto.

La sostenibilità è anche una questione di scelte energetiche

Una parte importante della conversazione è stata dedicata all’educazione alla sostenibilità. Quando si parla di sostenibilità, il pensiero corre spesso all’ambiente, ai comportamenti individuali o alla necessità di ridurre il nostro impatto sul pianeta. Sono aspetti fondamentali, ma la sostenibilità è una questione molto più ampia, che riguarda anche i modelli economici, le politiche energetiche, l’innovazione tecnologica e il modo in cui prendiamo decisioni collettive.

Durante l’intervista, parlando di decarbonizzazione, ho richiamato il ruolo che l’energia nucleare può svolgere nella riduzione delle emissioni di CO₂ e nella transizione verso un sistema energetico a basse emissioni. Da qui il riferimento alla mia esperienza associativa in Nucleare e Ragione, una realtà impegnata nella divulgazione scientifica e nella promozione di un confronto informato sul tema dell’energia nucleare, tema finalmente al tornato al centro del dibattito.

Credo che questo sia un esempio interessante di quanto sia importante educare alla sostenibilità. La transizione energetica non può essere affrontata attraverso slogan o contrapposizioni semplicistiche. Richiede conoscenza delle tecnologie disponibili, capacità di valutarne opportunità e limiti, attenzione agli aspetti economici, ambientali e sociali e, soprattutto, richiede la disponibilità a mettere in discussione convinzioni consolidate, confrontandosi con dati, evidenze scientifiche e punti di vista differenti. Per questo, quando parlo di educazione alla sostenibilità, non penso soltanto alla trasmissione di informazioni o alla promozione di comportamenti virtuosi.

Penso piuttosto alla possibilità di sviluppare pensiero critico, comprendere la complessità e acquisire strumenti per partecipare consapevolmente alle decisioni che riguardano il nostro futuro.

È una visione che ritrovo anche nel mio interesse per la leadership partecipativa e nelle pratiche dell’Art of Hosting, che mettono al centro il dialogo, l’ascolto e la costruzione collettiva di conoscenza.

Perché educare non significa necessariamente fornire risposte già pronte, ma anche aiutare le persone a porsi domande migliori.

Un viaggio nell’Europa che costruisce il futuro

Durante l’intervista ho avuto anche l’occasione di accennare a un progetto personale al quale sto lavorando: un libro dal titolo Viaggio nell’Europa che costruisce il futuro, un progetto nato dal desiderio di raccontare alcune delle esperienze e delle iniziative che ho avuto modo di conoscere durante i miei viaggi in Europa. Si tratta di progetti diversi, sviluppati in contesti e territori differenti, ma accomunati dalla volontà di affrontare le sfide del presente e immaginare nuove possibilità per il futuro.

Mi interessa soprattutto raccontare ciò che accade concretamente nei territori, dove le idee incontrano le persone e possono trasformarsi in iniziative capaci di produrre cambiamento. Spesso, quando pensiamo all’Europa, ci vengono in mente le istituzioni, le politiche comunitarie, i grandi programmi di finanziamento. Ma esiste anche un’Europa fatta di comunità, associazioni, organizzazioni e persone che ogni giorno sperimentano soluzioni, costruiscono relazioni e cercano di migliorare la realtà nella quale vivono. È questa l’Europa che vorrei raccontare.

E trovarmi proprio a Napoli per l’intervista mi ha offerto l’occasione di ricordare che anche Napoli è un laboratorio importante, una città ricca di energie, esperienze, contraddizioni e opportunità, nella quale si intrecciano innovazione, cultura e partecipazione. Perché il futuro dell’Europa si costruisce anche nelle città e nei territori, non soltanto nelle sedi delle istituzioni.

Il libro è ancora un progetto in divenire, ma raccontarlo pubblicamente è stato un piccolo passo in avanti. E anche un modo per condividere il senso di un percorso che continua a prendere forma.

Il piacere di raccontarsi, oltre le etichette

Quello che mi è piaciuto di StoryTime è stata la possibilità di parlare di esperienze che, nella vita quotidiana, non sempre trovano spazio nella stessa conversazione.

Siamo abituati a presentarci attraverso un ruolo professionale, una qualifica o un settore di attività. Eppure il nostro percorso è fatto anche di interessi, scelte associative, incontri, esperienze di volontariato e progetti personali.

Tutti elementi che contribuiscono a definire il nostro modo di osservare il mondo e di immaginare il futuro. Nel mio caso, credo che il filo conduttore sia sempre stato la curiosità, il desiderio di imparare e la convinzione che la partecipazione possa fare la differenza. Dalle esperienze internazionali al confronto sui temi energetici, dall’educazione alla sostenibilità ai progetti che sto raccogliendo nel mio libro, ritrovo la stessa attenzione per le persone, le idee e i processi di cambiamento.

Ringrazio Radio Canale Italia e StoryTime per l’accoglienza e per avermi dato l’opportunità di condividere una parte di questo percorso.

È stata una bella esperienza, che mi ha ricordato anche quanto sia importante trovare occasioni per raccontare ciò in cui crediamo, confrontarci e continuare a esplorare nuove possibilità.

Perché il futuro non è soltanto qualcosa che aspettiamo.

È qualcosa che costruiamo, attraverso le nostre scelte, le nostre relazioni e la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste.